Parzialmente Screamato Vol. 3 [Marzo 2025]

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Torna l’appuntamento mensile con la rubrica che vi porta in giro per il mondo sulle tracce di emo, screamo e affini.

Se vi sembra che il mondo faccia schifo, Parzialmente Screamato è qui per voi, con la consueta carrellata di dischi nuovi di zecca da urlare a squarciagola (o potete chiudervi a riccio e piangere in un angolino, noi non giudichiamo, anzi).
Dieci album ed EP di qualità sempre più alta, che siamo sicuri vi faranno uscire di testa. Al solito, supportate le band, comprate i dischi, mostrate che ci tenete.
Che dite, iniziamo?

Noverte – Life In Minor
[31.03.2025 | Larry, Desperate Infant, ZilpZalp, Troppistruzzi, Dischi Decenti, Shove, Mevzu | screamo, post-hardcore, noise rock]

Questa cosa dello screamo…” bofonchia Franek dei Noverte sul palco del Selva Fest a Pordenone. Poi sibila “Tra un mese musica nuova” e parte Alfabeto, uno dei quattro inediti che compongono questo Life Is Minor, EP uscito esattamente a trenta giorni da quell’annuncio. Con Uno Sguardo Solo è esploso come un fuoco d’artificio tra locali dai soffitti bassi e poghi sudati, e questi quattro pezzi nuovi promettono altrettante scintille, pur mostrando un’ulteriore crescita sonora (Alfabeto contiene moltitudini che vanno dagli arpeggi dei Raein alla furia dei soliti Senza) e testi sempre più centrati (“Con un filo di voce / Stretto intorno al collo / Soffoco” si urla in Kaputt).
Musicalmente la furia è sempre la stessa, forse sono diventati ancora più bravi: l’apparente aria scazzata e superficiale maschera riff e soluzioni ritmiche eccellenti, mentre le urla mediano tra rabbia e sofferenza, viaggiando in parallelo con i testi. Il genere di disco che può dare una nuova prospettiva se ascoltato nel momento giusto, nelle loro parole: “Quindi è così che si diventa randagi?”.

satsuma – this is my outside voice
[28.03.2025 | Tomb Tree, Zegema Beach | screamo, post-hardcore]

I satsuma nascono a Kalamazoo, Michigan, quando il cantante e chitarrista Connor McPherson ascolta i Daïtro e pensa “Mi manca suonare in una band”. Detto fatto: convocati i restanti tre membri dalla scena locale (Matt Jett alla chitarra, Dan Riehl alla batteria e Jimbo Bruce al basso), iniziano le prove, i concerti e le registrazioni, e oggi this is my outside voice rappresenta i primi, rumorosi vagiti di questa band.
L’approccio è di quelli muscolari: screamo tinto di post-hardcore, basso e batteria come valanghe, le chitarre che si alternano tra attimi dissonanti (animusic, its a doggy dog world) e melodie inaspettate (calderone, me and nigel), la voce gratta disperata, solida ma sempre sul punto di spezzarsi. E poi arriva grey malibu, penultimo pezzo in tracklist, che inizia con un arpeggio alla Adam’s Song e si trasforma in una cavalcata di sola andata verso un inferno di ricordi distorti, stop&go, momenti riflessivi e sfuriate al vetriolo.
Un esordio impeccabile.

Leita – Alle Porte Del Regno Animale
[07.03.2025 | Kosmica, Spleencore | emo, math rock, progressive emo]

Li aspettavamo i Leita, tre anni dopo l’esplosivo EP d’esordio Per Sempre, Comunque che prometteva un futuro di chitarrine math tra Padova e Vicenza. È uscito Alle Porte Del Regno Animale e quel futuro è diventato presente: Provinciale, Meant e soprattutto Stegosauro (con cui i Leita condividono due dei quattro membri originari), ormai il Veneto è terra di riff intrecciati e pirupiru vari.
Questo album prova a spostare l’asticella un po’ più in la, con un concept ambizioso sulla relazione tra uomo e natura e i fili invisibili che connettono ogni essere vivente: lo fa attraverso protagonisti inattesi (una quercia, il primo cane nello spazio) e testi che giocano con immagini evocative e quasi poetiche (Animali Migratori). Ci sono anche brani che partono dal grande per concentrarsi sul microscopico, sulle relazioni e sugli affanni di tutti i giorni (Cineraria, Equatoriale), ma anche in questo caso i Leita riescono a scegliere le parole giuste, immerse in un magma emo/math dal gusto quasi prog per come riesce a giocare con il ritmo e a trovare situazioni inaspettate.
Un album non immediato ma capace di emozionare, che apre la sua corolla come un fiore nel cemento.

Tagetes – I Never Thought I Would Be So Scared
[17.03.2025 | Honeysuckle | emo, math rock]

Tutto molto semplice: i Tagetes sono due ragazzi da Grand Rapids, Michigan, si chiamano così perché “suona tipo ‘tragedies’” e la loro musica è il classico mix di midwest emo a tinte math e qualche urlaccio qua e là, poca forma e tanta sostanza. Questo I Never Thought I Would Be So Scared è il secondo EP del duo, a quasi un anno di distanza dal debutto, e in 16 minuti mette in fila 4 pezzi che vivisezionano relazioni e sentimenti, nascondendo sofferenze e riflessioni dietro titoli deficienti quali Emma Stone Temple Pilot’s Licence o Let’s Just Call This One “Ryan Gosling”. Per fortuna ci sono passaggi come “As I grapple with the man inside my mirror / My easy way out is becoming more clear / I have to be a better man than him” a farci fare pace con i Tagetes e a farci godere di una piccola grande lezione di emo americano.

Calathea – Flowers & Knives
[21.03.2025 | New Knee Rec, Through Love, Fireflies Fall, Pasidaryk Pats, Arcada Koncerts, Engineer, No Funeral | screamo]

Con il nome preso da una di quelle piante da appartamento che fate ciclicamente morire (o da una canzone dei Viva Belgrado), i Calathea sembrano sapere quello che fanno. Provenienti da un paese vicino Bilbao e formatisi durante la pandemia, questo Flowers & Knives è il secondo EP della band, in cui mettono in mostra una perfetta interpretazione di quanto di buono prodotto dallo screamo spagnolo negli ultimi anni, siano i crescendo tempestosi di Flores, Carne (Halo Of Thorns), oppure le melodie telluriche dei Boneflower (Tears, ma qui sono anche ospiti in Ribcage).
L’alternanza di questi crescendo impetuosi con oasi in cui sguazzare in acque più dreamy (Crown Of Daisies, …and I told the moon about you) contribuisce alla fluidità di un disco eccezionale, che raggiunge l’apice in una Gure Hilobia in cui la voce di Oier Alberdi si intreccia con quella di Goio dei VIBORA, in un turbine sunbatheriano che certifica Flowers & Knives come una delle migliori uscite di questi primi mesi del 2025.

Crossed – Realismo Ausente
[21.03.2025 | Zegema Beach, Through Love, Fireflies Fall, Saltamarges, Navalla | post-hardcore, screamo]

Rimaniamo in Spagna, perché il terzo album dei madrileni Crossed è uno di quei dischi destinati a rimanere. Undici pezzi nero catrame, che combattono l’urgenza di nascondere le proprie ferite, e anzi le mostrano fieri, a memoria futura di errori, sentimenti, cambiamento. Rispetto al precedente MORIR, il suono è ancora più rifinito e matematico, sempre pescando a piene mani sia dall’hardcore che dal metal, dai Gillian Carter ai Birds In Row più violenti, andando a ripescare pure Cursed e Young And The Way.
Questo mix con crust e black metal dà vita ad una serie di brani memorabili pronti a sbattere l’ascoltatore contro un muro, come la marcia inarrestabile di Monotonía de la Lluvia en la Ventana o l’uragano che è Sentirse Solo. Un disco da stomaci forti, per una band che ancora una volta sposta l’asticella un po’ più avanti.

idialedyournumber – Mourning Glow
[14.03.2025 | Warm Walk | emo, bedroom pop, chiptune]

Dietro al moniker idialedyournumber si nasconde la canadese Jessie Everill, qui al secondo album vero e proprio dopo il fortunato Hourglass del 2023. Il suono è sempre quello di un midwest emo dalle forti tinte intimiste, inframezzato da cascatelle di synth e inserti chiptune a dare freschezza, insieme ai testi di Jessie su temi quali il passaggio all’età adulta e la capacità di fare pace con i propri errori e insicurezze. Prendete Good News & Bad News, dove il riff math prettamente Midwest emo cresce e si intreccia con suoni a 16 bit mentre Jessie canta “My memory is awake / I’m unsure of its return / But I’m at peace with its absence”. O Linen Shroud, splendido crescendo che inizia acustico e si trasforma in inno liberatorio, grazie anche al featuring degli statunitensi Hey, Ily.
Melodie appiccicose mai sopra il limite consentito di glucosio, per un disco che è confortevole come una cioccolata calda.

Weatherday – Hornet Disaster
[19.03.2025 | Topshelf | emo, noise pop, lo-fi]

Ci sono voluti cinque anni per dare un seguito a Come In, ma in Hornet Disaster Sputnik, aka Weatherday, spinge la propria urgenza noise pop all’estremo, con un concept album sui calabroni (davvero) che ronzava (eheheh) nella testa da tempo, nato da una mole sterminata di bozze e brani scartati.
Diciannove tracce che si muovono in sciami, identità ben definite ma sempre e comunque legate al volo nervoso del disco: la title-track è un ordigno che detona in riff sfrigolanti e melodie frammentate, Angel e Heartbeats si muovono tra emo e sperimentazione elettronica, Pulka è il primo brano in svedese firmato Weatherday, mentre Ripped Apart By Hands flirta con una folktronica estremamente lo-fi. Il tutto condito da fiati rinascimentali, synth taglienti e il solito massimalismo sonoro che fa di Hornet Disaster un tornado di un’ora e sedici minuti in cui perdere ogni riferimento.
Un disco ambizioso, anche troppo, che non dovrebbe avere le caratteristiche per essere così godibile, ma lui non lo sa e si lascia ascoltare che è un piacere, pungendo e incantando.

Pyre – This Is How We Lose Fullness
[14.03.2025 | autoprodotto | screamo, emo]

It’s safe to say I’m afraid that all the ones I love will leave a faceless grave without a name. A body for the pyre, pile it on and get on with it.” Inizia così This Is How We Lose Fullness, primo LP dei Pyre da Philadelphia, una granata screamo dritta al cuore, da parte di quella parte di Stati Uniti spaventata da quello che sta succedendo fuori dalla propria porta di casa. Non dovrebbe stupire: giovani, trans, pro-Palestina, e probabilmente con mille sogni infranti, ecco perché TIHWLF suona così catartico e teso, pure quando prova a fare l’autoironico (soprattutto nei titoli: men love multi level marketing e i showed you my youtube poop please respond mi spezzano in due).
Questi dodici pezzi si snodano su uno screamo diretto alla pageninetynine, ma con aperture melodiche che sorprendono, soprattutto sul finale, quando beef strogan seth rogen joe rogan hulk hogan prima e cowboy shit poi mischiano approccio aggressivo con melodie che sorprendono.
This Is How We Lose Fullness è dinamico, potente, vulnerabile: tutti tasselli che vanno a comporre un grande disco.

Toi Et Moi – Toi Et Moi
[28.03.2025 | Social Sonic Surveillance | screamo, emoviolence]

Sempre per quella storia che questa musica non ha confini, i Toi Et Moi ci portano in Malesia, a Kuala Lumpur, dove esordiscono con questo EP omonimo quasi come supergruppo, dato che all’interno troviamo membri di svariate band locali (Shtypës, Virginia On Duty, False Flag, & The Jimbeats). Cinque brani debitori tanto agli Orchid (Delude) quanto ai La Quiete (Kara Ağaç), che non hanno però paura di ibridare questo emoviolence al fulmicotone con inserti più melodici (la poesia di Kara Ağaç, l’interludio di Unwissenheit), per un esordio che mette in mostra muscoli, tecnica e un senso melodico (per quanto strisciante) decisamente niente male. 

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Last modified: 2 Aprile 2025

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